Osterie Veneziane


Conosco un’osteria giù di Rialto
Tra calli non degne di storia.
Questa Venezia non ha lo smalto
Per cui dell’arte la si metta in gloria.

Il luogo da San Marco sta lontano,
di una Venezia antica in mezzo al cuore,
la Venezia del viver quieto e sano
e, chissà mai perché detta minore.

L’osteria delle Antiche Carampane
Si chiama l’osteria di cui vi parlo,
nella zona, se debbo confessarlo,
che abitata fu già da cortigiane.

Proprio dove l’etera licenziosa
Alla finestra le sue bianche tette,
per adescar la gioventù bramosa,
impudica legale, in vista mette.

Era un vezzo voluto dal Senato:
distogliere di Sodomia dal vizio
affinché sempre più fosse onorato
il femminile e provvido orifizio.

Donne, cioè, per dire la verità,
assai leggere eppur di società.
Stirpe gentile, ormai spezzata via,
pronta all’amore,pronta alla poesia.

L’osteria di cui parlo è in una strada
D’un passaggio tranquillo e misurato:
romito il luogo e dolce la contrada,
par che al piacer sia tutto preparato.

L’oste ci tiene ad esser veneziano,
veneziano l’ambiente, la cucina,
e così la parlata birichina
e il sorriso tra il burbero e il ruffiano.

Cucina fantasiosa e popolare,
non priva di una sua raffinatezza,
vini assiti e grappe da gustare,
lievi e sensuali come una carezza.

Ma è sempre il pesce il fior che sta all’occhiello
Di questa veneziana trattoria,
fosse arrostito al fuoco del fornello,
oppure fritto, oppure a fantasia

in cento preparato e più maniere
Com’è lieto cenare con gli amici,
trascorrendovi lunghi dolci sere,
A volte basta il vino a far felici.

Con gli occhi, uscendo, cercherai qualcosa
(ombre svanite,sempre più lontane)
Che forse il cuor confessare non osa?
Lo sai, non ci son più le cortigiane.

F.Fontanella